I 10 punti del Sì

1) Sparisce il bicameralismo perfetto: soltanto la Camera voterà la fiducia al governo e di fatto, tranne alcune rarissime eccezioni, il Senato avrà solo un potere consultivo sulle leggi.

2) Il nuovo Senato sarà composto da cento membri (oggi sono 315, tutti eletti direttamente): 74 consiglieri regionali, 21 sindaci (uno per regione, contando le due province autonome di Trento e Bolzano), 5 personalità illustri nominate dal Presidente della Repubblica, che resteranno in carica per 7 anni, più gli attuali senatori a vita oltre a tutti gli ex Presidenti della Repubblica.

3) Secondo l’accordo raggiunto all’interno del Pd, a scegliere i nuovi senatori saranno i consigli regionali, che li eleggeranno al loro interno e tra i sindaci della regione. Per quanto riguarda i consiglieri (ma non i sindaci), avranno un ruolo anche i cittadini: i consigli regionali dovranno tener conto della scelta espressa dagli elettori (secondo modalità che saranno fissate da una legge ordinaria).

4) I nuovi senatori non percepiranno alcuna indennità

5) La riforma prevede anche una corsia preferenziale per alcuni provvedimenti del governo, che la Camera dovrà votare entro un massimo di 60 giorni. Trascorso quel termine, il testo di quelle leggi andrà votato articolo per articolo, ma non potrà più essere modificato.

6) La riforma modifica anche il Titolo V e in particolare distingue nettamente le materie di competenza legislativa dello Stato da quelle delle Regioni.

7) Cambia l’elezione del Presidente della Repubblica. Ad oggi l’inquilino del Quirinale viene eletto dai deputati, dai senatori e da 58 delegati regionali: nei primi tre scrutini è necessaria la maggioranza dei due terzi, dal quarto scrutinio basta la maggioranza assoluta. Con la riforma viene ridotta notevolmente la platea dei grandi elettori perché spariscono i delegati regionali (essendo il Senato già composto da esponenti degli enti territoriali) e viene modificato il quorum: nei primi quattro scrutini è necessario il quorum dei due terzi, dal quinto all’ottavo scrutinio servono tre quinti dei votanti, dal nono scrutinio basta la maggioranza assoluta.

8) Nuove regole per i referendum. Resta fissato a 500 mila il numero delle firme per indire un referendum, ma se i comitati promotori riescono a raccoglierne 800 mila, si abbassa il quorum: non più il 50% più uno degli aventi diritto, ma il 50% più uno dei votanti all’ultima tornata elettorale.

9) Viene introdotta la possibilità di un referendum propositivo e di indirizzo, che si aggiungerà a quello abrogativo.

10) Sarà più difficile portare in Parlamento una legge di iniziativa popolare: se oggi servono 50 mila firme, dopo la riforma ne serviranno 150 mila.