Il Referendum

Ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, se una legge di revisione costituzionale non è votata a maggioranza dei due terzi da entrambe le Camere ma solo a maggioranza assoluta, è possibile richiedere, entro 3 mesi dalla sua pubblicazione, che sia sottoposta a referendum popolare.

La richiesta può essere effettuata da un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

La riforma costituzionale attuale è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 15 aprile 2016 e subito dopo è stata effettuata la richiesta di referendum popolare.

Il referendum popolare sulla riforma costituzionale è di tipo confermativo: si vota Sì se si vuole che la riforma entri in vigore, mentre si vota No se si vuole che la riforma venga bocciata.

Questo tipo di referendum non ha quorum, è valido qualsiasi sia il numero dei votanti che si reca alle urne.

La mancanza di quorum è una garanzia ulteriore posta dai Padri costituenti a tutela della rigidità della Carta costituzionale. E’ sufficiente, infatti, che i No superino i Sì, qualunque sia il numero dei votanti, perché la riforma votata dal Parlamento, anche se con un procedimento rafforzato, non entri in vigore.

Con il referendum si voterà la riforma in blocco, cioè tutta insieme. O si approva tutta o si boccia tutta.

Anche questo è un elemento di garanzia per il nostro sistema istituzionale. Se, infatti, fosse possibile scegliere su quali parti votare Sì e su quali No si potrebbero produrre squilibri istituzionali tali da non garantire il funzionamento corretto dell’intero sistema. E’ compito del Parlamento, nella sua veste di revisore costituzionale, considerare i pesi e i contrappesi della riforma, che poi vengono valutati nel loro insieme dagli elettori, in senso positivo o negativo con il referendum.

Il referendum confermativo dovrebbe tenersi nel prossimo autunno, probabilmente nel mese di ottobre 2016.