Referendum Costituzionale: che cos’è e come funziona

Approvata il 12 aprile in quarta lettura alla Camera, la riforma della seconda parte della Costituzione dovrà adesso essere confermata o respinta dagli italiani. Il referendum costituzionale si svolgerà in autunno.

Ecco come funziona, quali sono le materie oggetto del quesito, quali sono stati gli esiti dei due precedenti referendum costituzionali e perché questo è così importante.

Cos’è e come funziona il referendum costituzionale

Il referendum costituzionale, detto anche confermativo o sospensivo è previsto dall’articolo 138 della Costituzione. Riguarda leggi di revisione della Costituzione (come il ddl Boschi oggetto di questo referendum) e le altre leggi costituzionali.

Può essere richiesto da “un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali” entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Per questo tipo di referendum non è previsto quorum: indipendentemente dal numero dei partecipanti, vince l’opzione (“sì” o “no”) che abbia ricevuto la maggioranza dei voti.

Se nella seconda votazione nei due rami del Parlamento (nei casi di leggi di revisione costituzionale e leggi costituzionali ogni Camera deve votare due volte a distanza di almeno tre mesi) la legge è stata approvata dalla maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna Camera, il referendum non ha luogo.

Nel caso del ddl Boschi le maggioranze di approvazione sono state inferiori ai due terzi. Per questo il referendum si farà.

Le firme per fare il referendum

Il referendum confermativo della riforma della Costituzionale delineata dal ddl Boschi, sul quale voteremo in autunno, è stato richiesto sia dalle opposizioni – che si sono presentate in Cassazione con le firme previste il 19 e 20 aprile 2016; sia dalla maggioranza – Renzi ha sempre detto di voler comunque una conferma della riforma attraverso il voto popolare – che presenta le firme dei parlamentari necessarie per il referendum in questi giorni.

Ci sono poi le firme che promette di raccogliere il Comitato per il no alla riforma Boschi: 500mila (anche questo previsto dalla Costituzione, come abbiamo visto al punto precedente).

Referendum costituzionale e abrogativo: le differenze

La differenza fondamentale tra referendum costituzionale e referendum abrogativo è che in questo secondo caso è necessario il raggiungimento del quorum. Quello abrogativo è previsto dall’articolo 75 della Costituzione e ne possono fare richiesta 500mila elettori o cinque Consigli regionali. Gli elettori sono chiamati a decidere sull’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge escluse quelle tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Se il referendum costituzionale darà il via liberà all’entrata in vigore del ddl Boschi, una delle novità riguarderà proprio il referendum abrogativo. Il voto sarà sempre valido se partecipa il 50% degli aventi diritto ma se il referendum era stato richiesto da almeno 800mila elettori, il quorum scende al 50% dei votanti delle ultime elezioni.

I precedenti del 2001 e del 2006

Quello che si svolgerà è il terzo dei referendum costituzionali indetti in Italia.

Il primo si svolse il 7 ottobre del 2001. Gli italiani erano chiamati a confermare o meno la legge costituzionale approvata dal vecchio Parlamento (maggioranza di centro-sinistra, governo D’Alema) l’8 marzo del 2001 che modificava gli articoli 114-133 della Costituzione. I voti favorevoli furono il 64,20% del totale e la legge fu approvata. Benché il termine “federalismo” non appariva mai nel testo della legge sottoposta a referendum, di questo si trattava: dare più poteri e risorse alle regioni in tutte le materie non espressamente riservate allo Stato.

Il secondo referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana si è svolto il 25 e 26 giugno 2006.

La maggioranza dei votanti ha respinto il progetto di riforma costituzionale varato su iniziativa del centro-destra e che riguardava una serie di cambiamenti nell’assetto istituzionale nazionale della seconda parte della Costituzione.

Su cosa si vota 

La riforma prevede, in sintesi, la fine del bicameralismo perfetto, l’elettività dei senatori, l’eliminazione della figura del senatore a vita, nuove regole per l’elezione del capo dello Stato, un nuovo processo di approvazione delle leggi, le competenze di Stato e regioni, l’abrogazione delle province e del Cnel e alcune novità in materia di referendum.

Nello specifico gli italiani dovranno dire sì o no alle seguenti principali modifiche: diminuzione, da 315 a 100 del numero dei senatori (che saranno eletti durante le elezioni regionali tra i candidati consiglieri), fiducia al governo solo da parte della Camera, fine della possibilità da parte del Senato di presentare emendamenti alle leggi che non sono di sua diretta competenza con il risultato che l’iter che porta all’approvazione o alla bocciatura sarà molto più rapido.

Il referendum riguarderà inoltre la modifica del Titolo V della Costituzione che prevede che sia lo Stato a delimitare la sua competenza esclusiva, l’aumento dei poteri della Corte Costituzionale, che potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato, l’abrogazione del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) e l’abbassamento del quorum per il referendum abrogativo qualora i promotori riescano a raccogliere almeno 800mila firme per presentarlo.

Il quesito sulla scheda

Una variabile possibile per questo referendum confermativo riguarda su cosa esattamente verrà espresso il voto; o i voti.

Al momento i cittadini saranno chiamati a esprimere un sì o un no a tutto il testo della riforma. Quindi si accetta tutto o si respinge tutto.

Su questa modalità, da più parti si sono espresse dei dubbi di opportunità. I Radicali italiani, per esempio, propongono di votare la riforma per parti separate. Per “spacchettare” il testo della riforma serve una apposita legge.